Trovare il proprio stile a 40 anni (e oltre): perché non è mai troppo tardi

Trovare il proprio stile a 40 anni e oltre: perché si perde il filo, come ricostruirlo partendo dalla vita reale, i colori da rivedere e quando farsi aiutare

Trovare il proprio stile a 40 anni (e oltre): perché non è mai troppo tardi

Può succedere così. Una foto a una cena, un riflesso nella vetrina di un negozio, e la sensazione di non riconoscersi del tutto nella persona vestita così. I vestiti magari sono puliti, in ordine, perfino costosi. Sembrano però scelti da qualcun altro, o da nessuno.


Chi arriva ai quarant'anni, o li ha superati da un pezzo, e sente di aver perso il filo con il proprio modo di vestire può avere alle spalle anni in cui le priorità erano altre: in quel caso l'età c'entra poco. In questa guida vediamo da dove nasce questa distanza e come si costruisce, anche tardi, uno stile che somigli alla vita che si fa.

Come si perde lo stile, un anno alla volta

Lo stile personale può sparire senza che nessuno lo abbia deciso. Si consuma per sottrazione.

Il lavoro è un primo fattore. Un ambiente professionale può spingere verso una specie di uniforme implicita, fatta di capi neutri che non danno fastidio a nessuno. Dopo dieci anni di pantaloni scuri e camicie chiare, quell'uniforme diventa l'unico modo di vestirsi che si conosce, anche la domenica.


Poi c'è il tempo. Nei periodi in cui le giornate sono piene, fra orari lunghi, spostamenti e impegni che si accavallano, i vestiti vengono scelti per non stropicciarsi, per essere lavati in fretta, per andare bene dalla mattina alla sera senza pensarci. Sono criteri sensati. Il guaio è che restano anche quando le giornate tornano più libere.


Il terzo fattore è il corpo, che cambia per ragioni diverse: la menopausa, un periodo di stress, una malattia, uno sport abbandonato o ripreso. Quando la taglia o le proporzioni si spostano, i capi che funzionavano smettono di funzionare, e la tentazione è sostituirli con la prima cosa che "va bene", senza pensare a come sta. Da lì a un armadio pieno di compromessi il passo è breve.

Quando la moda prende il posto dello stile

Le collezioni si rinnovano di stagione in stagione. Lo stile personale invece è un insieme di scelte ricorrenti che vi rendono riconoscibili, e che possono restare valide per decenni con piccoli aggiornamenti.


Un esempio aiuta. Una persona può indossare quasi sempre linee pulite, tessuti naturali e un solo colore acceso per completo. Quel modo di vestire accoglie una giacca nuova di stagione senza perdere coerenza, mentre rifiuta con naturalezza il capo di tendenza che non c'entra niente. Chi non ha questo filtro compra le novità una dopo l'altra e si ritrova con un guardaroba che sembra un catalogo di annate diverse.

A quarant'anni come a sessanta, le tendenze si possono seguire quanto si vuole. Serve solo un criterio per decidere quali prendere.

Come si costruisce uno stile coerente

Le strade sono personali. Quelli che seguono sono alcuni passaggi da cui si può partire.

Partire da come vivete adesso

Uno stile che funziona solo per le occasioni speciali somiglia più a un costume. La base va costruita sulla settimana reale: il lavoro, gli spostamenti, il tempo libero, il clima della città in cui abitate. Chi va in ufficio in bicicletta ha esigenze diverse da chi guida un'ora al giorno, e un guardaroba credibile ne tiene conto.

Raccogliere indizi su di sé

Un esercizio semplice: nell'arco di un mese salvate in una cartella del telefono le immagini di persone vestite in un modo che vi attira, senza giudicare. Possono essere foto di strada, personaggi di un film, vecchie fotografie degli anni Settanta. Dopo trenta o quaranta immagini possono emergere delle costanti: magari molte hanno maniche arrotolate, pantaloni ampi, colori terrosi. 


Quelle costanti parlano di voi, mentre una lista di "capi da avere" è uguale per tutti.

Lo stesso lavoro si può fare al contrario, sui vestiti che già possedete. Quali indossate appena tornano puliti dalla lavatrice? Che cosa hanno in comune?

Tenere conto di quello che il vestito fa a voi

L'idea che i vestiti influenzino anche chi li porta è stata messa alla prova in laboratorio. Nel 2012 due ricercatori, Hajo Adam e Adam D. Galinsky, hanno pubblicato sul volume 48 del Journal of Experimental Social Psychology uno studio che hanno chiamato "enclothed cognition". Nel primo esperimento indossare un camice da laboratorio aumentava l'attenzione selettiva rispetto a chi non lo indossava. 


In un altro, un camice presentato come camice da medico migliorava l'attenzione sostenuta più dello stesso camice presentato come camice da pittore. Vedere il camice da medico, o identificarsi con esso, senza indossarlo aveva un effetto minore. I due autori lo spiegano con la combinazione fra il significato simbolico del vestito e l'esperienza fisica di averlo addosso.


Lo studio riguarda un contesto di laboratorio e non dice nulla di preciso sul guardaroba quotidiano. Suggerisce però una cosa ragionevole: vale la pena fare caso anche a come vi sentite dentro un certo capo, oltre che a come apparite allo specchio.

Rivedere i colori

I colori che stavano bene a venticinque anni possono funzionare in modo diverso più tardi. Quando i capelli schiariscono o diventano grigi, il contrasto fra capelli, pelle e occhi cambia, e un nero pieno vicino al viso che prima dava carattere può rendere i lineamenti più duri. Può succedere anche il contrario: tinte che un tempo sembravano spente trovano posto. È un aggiustamento tecnico, che si verifica con una prova semplice davanti a una finestra, avvicinando al viso tessuti di colori diversi e osservando dove la pelle appare più uniforme. Chi tinge i capelli ha un parametro in più da considerare, perché ogni cambio di colore della chioma sposta di nuovo gli equilibri.

Procedere per piccoli cambi

Rifare l'armadio in un fine settimana espone al rischio di comprare capi sbagliati per fretta. L'alternativa è cambiare una cosa alla volta: un colore nuovo vicino al viso, un taglio di pantalone diverso, un paio di scarpe che sposta tutto il resto. Indossarlo per qualche settimana, capire se vi somiglia, poi passare al successivo.

Cosa succede in una consulenza di stile

Quando il lavoro da soli non basta, perché manca il tempo o perché è difficile guardarsi con distacco, si può passare da una consulenza di stile. Si tratta di un incontro strutturato che parte dagli obiettivi della persona e arriva a indicazioni concrete su colori, tagli e accessori.


Per dare un'idea di come si svolge, lo studio di Lucrezia Canossa, consulente d'immagine con base a Milano, descrive la propria consulenza di stile come un percorso in quattro fasi. Si comincia con un'indagine iniziale sulle necessità, poi si definiscono le linee guida dello stile, quindi si analizzano due o tre completi presi dal guardaroba della persona. Alla fine arriva un report personalizzato con indicazioni su colori, tagli e accessori e due tavole di look. La sessione dura circa un'ora, si può fare online, in sede a Milano o a domicilio, e comprende un mese di follow up per le domande di stile e per i nuovi acquisti.


Chi sceglie la versione online può curare la stanza da cui si collega, visto che i colori passano attraverso una fotocamera e uno schermo: luce naturale di fronte, nessuna lampada gialla alle spalle, uno specchio a figura intera per mostrare i completi.

Il passaggio sui completi già in armadio costringe a partire dalla realtà: un pezzo dimenticato può tornare utile appena cambia l'abbinamento.


Prima dell'incontro conviene preparare un paio di cose: qualche foto di completi recenti in cui vi siete sentiti a vostro agio, qualcuna in cui vi siete sentiti fuori posto, e una lista delle occasioni per cui vi vestite più spesso in un mese normale. Con queste informazioni resta più tempo per decidere.


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